INTERCULTURALE.NET - NETWORK PER LA RICERCA E LE PRATICHE

Dopo i molti rumors riguardanti la chiusura di tutti i servizi gratuiti, gli amministratori del servizio Ning hanno dichiarato pubblicamente, il 4 maggio, i dettagli della strategia di uscita dal modello freemium.

Come si legge in una nota ufficiale del sito di Ning, a partire da luglio, lasciando tempo alcune settimane ai creatori dei social network per capire se sottoscrivere un contratto premium oppure migrare verso altri lidi, saranno disponibili tre piani tariffari.


Ning Mini costerà 19.95 $ l’anno, ma ha un limite di soli 150 membri. Le versioni Plus e Pro, rispettivamente da 199.95 $ e 499.95 $ dollari l’anno, sembrano invece del tutto simili alla versione gratuita attuale, con qualche funzionalità in più e un
maggiore livello di assistenza.

Tale decisione unilaterale non solo comporta una svolta molto significativa nell'organizzazione di questo nostro network ma è un segnale che andrà bene interpretato dal mondo delle reti sociali, un mondo che si era retto sino ad oggi su alcune illusioni e speranze, dovute magari a una conoscenza non approfondita della realtà economica e territoriale sottostante il mondo internet.

Come promotori di questo network vorremmo aprire un dibattito che porti a scelte rapide ma condivise. Attualmente alcune spese di gestione vengono affrontate dall'Associazione Trickster (dominio http://interculturale.net; toglimento pubblicità). In futuro si daranno due possibilità:

- affrontare la migrazione verso un altro servizio di networking;

- affrontare la spesa proposta/imposta dal CEO di ning.

Entrambe le scelte come potete capire sono molto impegnative. Che ne pensate?

Tag: freemium, ning

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Risposte a questa discussione

le alternative ci sono e comportano varie considerazioni (http://www.forumone.com/blogs/post/free-alternatives-ning, http://www.webs.com/pages/groups/), sarebbe interessante sentire Stefano in proposito, prima di lanciarci in un dibattito che non tenga conto delle implicazioni pratiche
La mia umile opinione è che il network lo fa chi partecipa libera e gratuitamente, non vedo perché qualcun altro deva lucrare su quello, anche penso che c'è bisogno di lottare per mantenere gli spazi free che la web e internet è in grado di mettere a disposizione. Il ning intercultura non è un business per noi (per fortuna) non devo perché si deva leggitimare che lo sia per qualcun altro, io sono dell'idea di migrare ed esplicitare le ragioni, anche pensando a che gli spazi di comunicazione autonoma sono una neccesità per il lavoro e dialogo interculturale e purtroppo una risorsa molto scarsa.
In effetti, forse Stefano ci sa dire molte cose importanti circa la questioni tecniche e pratiche. Da ignorante, la prima cosa che mi verrebbe da dire è che, se si può utilizzare un'altra piattaforma che fornisce un servizio analogo senza aumento dei costi, questa mi pare la soluzione migliore. Però non saprei se di fatto un cambio del genere possa comportare altri problemi...
Io pure sarei per una piattaforma libera, ma siete voi che mettete le energie e il tempo nella sua costruzione, pertanto a voi, dopo aver valutato pro e contro, la decisione.
PS Quanto mette una piattaforma libera a diventare a pagamento?
Carissimi, come creatore del network ammetto che, avendo un po' penato affinché questa piattaforma decollasse, sono molto affezionato allo spazio. Ma, lasciando perdere le considerazioni personali e sentimentali, cerco di concentrarmi sulle questioni tecniche e logistiche. Alcune premesse:

- Ning è nato come piattaforma (semi) open source. Cioè il depository del codice era unico ma si permetteva di scaricarlo e installarselo in autonomia (perdendo aggiornamenti e assistenza ovviamente(. Questo nel 2007, anno in cui decisi di aprire in modo sperimentale questo spazio.

- il cambio della strategia aziendale ha colto di sorpresa chiunque, tant'è che la fondatrice Gina Bianchini ha lasciato il CdA del Ning... Questa nuova versione sicuramente permetterà a Ning di rimanere in piedi (sono milionate di network aperti e milionate di utenti), a costo di tagli di personale e sacrificio di milionate, appunto, di network aperti ma solo abbozzati.

Alcune considerazioni:

- Anche per gli utenti di un network, manco a farlo apposta, si parla di migrazione. Passare da un servizio a un altro significa cioè dover implementare il servizio (con una precisa analisi dei bisogni) e portare gli utenti da quella parte. Ovviamente in questa operazione ci sono dei costi che corrispondono al lavoro di progettazione, realizzazione e infine a tutto il lavoro svolto dagli utenti per formarsi (o per formare) all'utilizzo del nuovo servizio. Inoltre c'è il naturale drop out di utenti che non hanno voglia di passare dall'altra parte.

- I dati personali di utente che, nella fattispecie sono conservati da ning e sono a disposizione degli amministratori del network, hanno un valore che potrebbe essere anche quantificato in termini monetari. Questo valore corrisponde a un valore di contatto e al lavoro impiegato per tutte le operazioni di organizzazione. Contatti persi significa valore minore.

Valori e punti di forza dell'attuale configurazione:

- Il network Intercultura è (stata?) sicuramente un'operazione innovativa nel suo genere, se non altro per antichità della proposta rispetto all'emergere nel territorio nostrano di una consapevolezza di questi strumenti.

- Se uno scrive "network intercultura" su google vedete voi cosa appare. Il ranking google della home page è 4, e vi assicuro che, per chi non è un sito istituzionale, è affatto notevole. Vi allego inoltre uno scatto dell'analitica del traffico dal 2008 (quando ho installato il sistema per raccogliere i dati): la curva di visitatori unici è solo che crescente, e il traffico transita su una media di 130 contatti giornalieri (parliamo appunto di visitatori unici).

- Le funzionalità attualmente presenti sono molteplici. Si tratta di fare un ragionamento su che cosa ci interessa maggiormente preservare. Paradossalmente il forum di semplice discussione è una funzione poco usata. Le nostre proposte sono di nicchia, rivolte a un pubblico di nicchia che, tra l'altro, non sembra così interessato alla mera discussione on-line (io neppure, del resto...).

Il blog meno che meno. Uno dei miei intenti principali, su cui però non ho rilevato alcun risultato, era quello di creare un aggregatore di notizie e articoli sull'intercultura che fornisse la dimensione d'attualità alla rivista Trickster. Cioè, visto che si sentiva la necessità di dare uno spaccato giornaliero sulle novità in ambito interculturale a livello, in primo luogo nazionale, visto che c'era un progetto (morto) di agenda interculturale all'interno della rivista, la proposta era quella che il network fungesse da quotidiano-aggregatore di articoli sull'intercultura, mentre la rivista rappresentava il versante diciamo accademico. Questo progetto, seppur valido, è a mio giudizio quasi impossibile da ripristinare (per varii motivi).

L'altra dimensione del network era la funzione di work area progettuale. Sotto questo aspetto i risultati sono stati finora più che ottimi. In particolar modo mi riferisco al gruppo di lavoro Redazione Trickster e Barcamp Intercultura. Altri gruppi di lavoro sono meno attivi ma ciò non rappresenta un problema. Da pensare invece l'utilizzo del network, così com'è, per questioni didattiche, in particolar modo rispetto all'Università.

Spendo qualche parola rispetto a questo argomento. E' evidente che Ning non soddisfi i requisiti ottimali per l'organizzazione di un corso on-line. Non è stato pensato per questo. Ciò nonostante, alcune funzioni presenti nelle work area possono essere pensate per impostare il minimo necessario per il deposito di documenti, organizzazione dei forum, ecc... Un esempio a riguardo è il gruppo Master 2010.

I vantaggi dell'uso di una piattaforma indipendente dall'Università dal punto di vista tecnico sono evidenti: si evita di passare per tutte le problematiche di gestione burocratica che, anche in presenza di tecnici amici, sono inevitabili. Se chi opera nel network lavora in qualche modo nell'Università (in Italia), se lo stesso crede nel lavoro a network, reputo che non ci siano alternative: ancora con una buona dose di volontariato, si tratta di affidarsi a strumenti gestiti all'esterno di server universitari (almeno per i prossimi anni, poi si vedrà).

La gestione dei dati che vengono condivisi nel network dovrebbe essere, con tutti gli onere e le responsabilità del caso, totalmente in carico degli amministratori dello stesso network. Ciò corrisponde alla possibilità di produrre back-up, cancellare dati su richiesta degli utenti, ecc... E' chiaro che questo tipo di consapevolezza manca alla maggior parte degli utenti qui presenti, ma basta uno che decide per i suoi cavoli motivi di andarsene che vengono cancellati tutti i dati e le discussioni e i contributi, ecc... (questo a tutela giustamente della privacy dell'utente e in barba al lavoro degli altri). L'unico modo per ovviare a problemi di questo tipo è installare un servizio ben pensato in un server che si gestisce autonomamente. L'impegno economico e lavorativo a riguardo secondo me è proprio fuori dalla nostra portata. Faccio presente però che abbiamo già un hosting gestito dal master comprato e in scadenza lo scorso anno per il barcamp (campintercultura.org).

Ringraziando dunque Alessio per la segnalazione delle possibili alternative (che cerco di studiare appena posso, alcune già le conoscevo), proverò a sintetizzare alcune strade che penso, unite alle considerazioni già emerse, si possano sottoporre all'intera community, per arrivare entro fine giugno a una decisione (sondaggi, parlamento on-line e chi più ne ha).

Per ora, io sarei dell'idea di gestire il budget che abbiamo a disposizione per rimanere qui nei prossimi mesi. Vedo di formalizzare alcune proposte nei prossimi giorni che sottoporrò alla discussione. In ogni caso vi chiederei cmq di integrare con vostre considerazioni,

Stefano
Allegati:
Decisione difficile. Ovviamente un network libero sarebbe preferibile e più giusto, ma m'immagino emigrare vorrà dire ricominciare da capo ... Inoltre, non si sa quanto possa durare il nuovo network, soprattutto se è senza pubblicità. 200 dollari forse si possono anche trovare. Ma se i costi aumentano?
Il ning Creative Crossing invia questo messaggio ai suoi membri:

"Dear All,
only 41days left for free networking, because you know that Ning is not considering us to stay free into this site. So we decide if some of us could donate a little amount to save this network through our paypal donate button within 15th june, so that we could continue this network. In fact we need around 600US dollar annually to bring this network on. Otherwise we have no other options. Please support to save this creative junction".

Chiaramente la donazione non può essere imposta ai membri, ma potrebbe essere concepita come una donazione. Si potrebbe altresì ipotizzare che i gruppi più attivi all'interno del network, nella misura delle loro possibilità, contribuiscano alla copertura delle spese? Certo si tratterebbe di capire come è disciplinata la donazione attraverso uno strumento come Paypal. L'associazione Trickster, che supporta l'attività del network, in quanto associazione culturale credo sarebbe abilitata a ricevere donazioni senza difficoltà.

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