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Museo delle migrazioni di Lampedusa

Informazioni

Museo delle migrazioni di Lampedusa

“Se ogni monumento, ogni istituzione non esistono solo come entità fisiche, ma come incarnazione delle credenze, delle idee e dei dibattiti che li hanno generati, questo è particolarmente vero proprio per l'istituzione museo.” M. T. Balboni

Luogo: Associazione culturale Askavusa, Lampedusa(AG) 92010 Via G.Verga n1
Membri: 54
Attività più recente: 11 Ott 2011

Museo delle Migrazioni di Lampedusa .

“Se , come io credo, ogni monumento, ogni istituzione non esistono solo come entità fisiche, ma come incarnazione delle credenze, delle idee e dei dibattiti che li hanno generati, questo è particolarmente vero proprio per l'istituzione museo.”

Maria Teresa Balboni Brizza (Da “Immaginare il museo”)

Associazione culturale ASKAVUSA
Legambiente Lampedusa

Di Giacomo Sferlazzo.

Premessa.

Credo sia inevitabile, la costruzione di un museo sull’immigrazione a Lampedusa, anzi sulle migrazioni, sui passaggi, visto che quest’isola si trova da tempo ad essere luogo di speranza , di riposo , di transito, non solo per gli uomini, ma per tante specie animali. Geograficamente predisposta ad essere una fondamentale tappa del viaggio dall’Africa all’Europa, storicamente ricca di significativi episodi che ci parlano di una Lampedusa , sempre pronta a ricevere, a dare speranza, a dare sollievo. Da ricordare soprattutto la storia del santuario della Madonna di Porto Salvo, luogo in cui nell’antichità una lampada ad olio posta sotto i piedi della statua della Madonna di Porto Salvo rimaneva sempre accesa, alimentata sia da Cristiani che da Musulmani, i quali si trovavano a pregare nello stesso luogo (Una grotta) con lo stesso sacerdote/imam, il quale officiava entrambi i riti. Quasi sempre chi passava dal santuario lasciava , vestiti, cibo, acqua, utensili, per coloro che sarebbero passati dopo di loro, e chi era in difficoltà usava questi lasciti.

La storia recente, ci parla di una Lampedusa, profondamente mutata, soprattutto dal profilo sociale/economico, l’isola che aveva vissuto di pesca fino alla fine degli anni ottanta, si trova ad acquisire una fulminea notorietà dopo il lancio di due missili(1986) da parte del dittatore Libico Gheddafi, molti turisti cominciano ad arrivare sull’isola, grazie anche all’aeroporto(1968) voluto dal ministro dell’interno Taviani. Da allora Lampedusa conosce uno sviluppo economico e turistico veloce e travolgente, il quale non è trainato da uno sviluppo culturale e formativo. Sull’isola non vi è un museo, una biblioteca, un cinema, una sala congressi, una pinacoteca e la situazione scolastica e precaria, avendo edifici vecchissimi che rischiano anche alcuni cedimenti strutturali.

Agli inizi degli anni novanta, cominciano i primi sbarchi sull’isola, i primi immigrati , vengono soccorsi e aiutati dalla popolazione locale, molto spesso chi arriva e convinto di arrivare in Sicilia , tant’è che qualcuno domanda della stazione ferroviaria. Ma tutto si svolge con tranquillità, senza clamore, naturalmente.

Con l’aumento degli sbarchi si decide di costruire il primo centro per immigrati a Lampedusa, un posto dove gli immigrati restano nei casi estremi, una decina di giorni, un posto che qualcuno ha definito albergo e altri lager, da ricordare l’inchiesta Fabrizio Gatti , che si finse immigrato e restò all’interno del centro per otto giorni, da sottolineare che era l’unico modo per entrare nel cpt, visto che a nessuno era dato il permesso di visitare il centro. Cominciano i primi malumori dei lampedusani nei confronti soprattutto della stampa e dei media che parlano ancora di sbarchi , che in realtà sono finiti, e non di soccorsi in mare, che quotidianamente accendono su Lampedusa i riflettori dipingendola come un isola invasa, un isola quasi pericolosa da visitare. Gli stessi media, non si interessano dei gravi problemi che l’isola si trascina da anni, e delle sue meraviglie naturali. Dopo qualche anno si inaugura il nuovo centro in via imbriacola, con le proteste di molti Lampedusani, che vedono un ulteriore danno per l’isola, neanche in questo centro ci sarà l’opportunità di incontrare chi arriva dall’Africa,intanto Lampedusa continua nella sua crescita economica/turistica ed ha ormai ridotto notevolmente la sue attività legate alla pesca, cresce il disaggio nei confronti del fenomeno immigrazione, e di come questo viene affrontato, i continui voli di stato usati per trasferire in altri centri gli immigrati, il continuo costruire caserme e cpt, l’uso continuo di vedette che ormai occupano una intera parte del porto, viene confrontato dai lampedusani con la mancanza di strutture scolastiche, con la precarietà del sistema sanitario,con la precarietà dei trasporti,con i carburanti più cari d’Italia ed altre mille emergenze che l’isola vive. Cosi si arriva agli ultimi fatti, alla decisione di costruire su Lampedusa un CIE (centro identificazione ed espulsione) dove gli immigrati dovranno restare per più di sei mesi, con una militarizzazione ancora più massiccia, ma la popolazione si oppone a questa costruzione, dopo molti scioperi e proteste, la situazione attuale è il blocco momentaneo dei lavori, e la decisione di una politica dei respingimenti. Oggi con le rivolte che stanno avvenendo in tutto il bacino del mediterraneo, Lampedusa divine nuovamente centro nevralgico per chi è in fuga dalla Tunisia soprattutto e il cpt che ha ancora alcuni impiegati non funziona , poiché la decisione del ministero è quella di spostare i migranti il prima possibile in Sicilia, a tutti i costi. Questi fatti hanno portato una parte dei Lampedusani a prendere coscienza, sulla centralità di Lampedusa nei processi migratori, non tanto per una questione di quantità, visto che gli immigrati che passano da Lampedusa sono una piccolissima percentuale del totale,( Anche se in percentuale sono la maggioranza dei richiedenti asilo) ma quanto per risonanza mediatica e per posizione geografica e per la potenzialità di scambi (Culturali, materiali, politici) che Lampedusa può avere nel mediterraneo, e la rilevanza che questa può ottenere sul piano dei rapporti euro mediterranei e nella discussione sul diritto internazionale.

Il museo delle migrazioni, sarebbe un primo tassello, per portare lo sviluppo dell’isola di Lampedusa su un percorso voluto e non casuale, su un percorso che può essere un esempio per il mondo intero, su un percorso che vede nell’integrazione una risorsa non solo giusta ma inevitabile, visto il processo multiculturale che l’Italia sta vivendo e che io credo si risolverà nell’arco di un trentennio , avremo allora i figli , i nipoti, i fratelli e le sorelle di chi oggi è ritenuto clandestino a pieno titolo cittadini italiani, Europei, noi abbiamo il dovere di conservare le testimonianze di questi movimenti migratori, che altrimenti rischiano di cadere nel dimenticatoio, abbiamo il dovere di salvare almeno le barche, i corani e le bibbie, i vestiti, le scarpe, i documenti e gli altri piccoli oggetti che il mare ci ha restituito e che parlano e parleranno ai posteri di queste tragedie, di queste speranze, di questi sogni che spesso soffocano nei fondali del mediterraneo

Una base filosofica

La base filosofica da cui partire è che l’oggetto non è asettico, non è insensibile, direi non è privo di vita, anzi ,trattiene e rilascia energia, oltre che essere testimonianza visiva e soprattutto testimonianza energetica. L’idea è quella di consegnare ad artisti di fama internazionale il materiale che dovrà essere raccolto nella discarica di Lampedusa, materiale che andrebbe al macero :Barche, vestiti, bibbie, corani, scatole, carte e tanti altri piccoli oggetti, i quali(Ovviamente reperti come legni di barca e vestiti, non le lettere e le foto originali) verranno utilizzati dagli artisti per comporre opere d’arte,di qualsiasi tipo, installazioni o foto o quadri materici. Dunque trasformare un fatto tragico,epico, conclusivo a volte, tramite l’atto artistico, in vita nuova, pulsante, che racconta, testimonianza del grande dolore e della grande ingiustizia che il mondo vive quotidianamente, ma anche bellezza cruda, immagine liberatoria , segno indelebile della NOSTRA storia.

Un centro studi

In questi anni , molti si sono interessati a Lampedusa legata al tema dell'immigrazione, giornalisti, scrittori, studiosi, artisti, studenti, fotoreporter , molto spesso ci hanno cercato, per sapere da noi quello che avevamo visto, sentito, elaborato. Ogni volta , si aggiungeva un tassello, un punto di vista, una proposta, ma sempre mancava un luogo fisico dove poterci confrontare e raccontare, uno spazio che raccogliesse tutte le informazioni che ci davano e che noi davamo. Un centro di raccolta dati e studi , ma dinamico, fatto di persone che lo attraversano, che passano e lasciano le loro esperienze le loro conoscenze, e ne prendono altre che altri hanno lasciato.

Proprio come nel santuario della Madonna di Porto Salvo.

Migrazioni animali.

Dedicare altre sezioni del museo ai passaggi di esseri viventi che migrano facendo scalo a Lampedusa, dagli uccelli alle balene, alle tartarughe. Dimostrando che per sua natura Lampedusa è un posto di riposo e recupero di energie per chi è in viaggio(Di qualsiasi tipo). Anche in queste stanze ricreare i percorsi che fanno gli animali, che hanno come punto di passaggio Lampedusa, raccontare il perché questi si spostano, e mettere in parallelo le migrazioni umane a quelle animali, per capire che differenze ci sono e cosa accomuna i due tipi di spostamenti.


Per saperne di più

 

un articolo diPeace Reporter

Video intervista a Giacomo Sferlazzo sul "Museo delle migrazioni di Lampedusa."

 

Forum di discussione

Come collaborare con il Museo dell'Immigrazione 2 Risposte 

I modi per collaborare concretamente al Museo delle Migrazioni di Lampedusa in questo momento sono: 1Rintracciare artisti che vogliano creare opere con i materiali da noi  raccolti : Vestiti, pezzi…Continua

Tag: arte, Immigrazione, Askavusa, Lampedusa, Museo dell'Immigrazione

Iniziata da Andrea Celli. Ultima risposta di Ilaria Bartolucci 31 Mag 2011.

Spazio commenti

Commento

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Commento da Nabil LABIDI su 13 Maggio 2011 a 22:50

Mi viene in mente il musueo della Shoah...dove il colpevole era la follia nazzista!

Nel caso specifico delle migliaia di vittime inghiottite dal mare nel canale di Sicilia, chi dobbiamo incriminare?

Commento da giacomo sferlazzo su 11 Aprile 2011 a 14:26

a presto

 

Commento da giacomo sferlazzo su 11 Aprile 2011 a 14:26

EMERGENZA ?

In questi mesi abbiamo assistito a diversi sbarchi qui a Lampedusa, sempre gli immigrati venivano lasciati sul ciglio della strada, o in qualche struttura non idonea , ma mai nel centro, pochi ne parlavano, nonostante avevamo chiesto la riapertura del centro di primo soccorso e accoglienza, un luogo che di sicuro può offrire condizioni più umane agli immigrati che arrivano.

Questi pochi immigrati ,molti facevano finta di non vederli, meno se ne parla dell'immigrazione e meglio è, e dunque non si affrontava il problema, non considerando quello che era già in atto nel nord Africa.

Da una settimana e in particolare in questi ultimi tre giorni, gli immigrati che sono arrivati a Lampedusa, tutti giovani tunisini, sono migliaia, e non si può più fare finta di non vederli.

Noi siamo stati sul molo Favarolo, insieme a loro,abbiamo visto i volti dei giovani tunisini pieni di speranza, abbiamo visto il lavoro che la guardia costiera svolge,abbiamo visto il lavoro che i ragazzi lampedusani del centro di primo soccorso e accoglienza svolgono sul molo, la disponibilità da parte del parroco di mettere a disposizione i locali della chiesa, ma non abbiamo visto aprire il centro, abbiamo visto come c'è chi riesce sempre, anche in questi momenti delicati a guadagnarci qualcosa.Molti di questi ragazzi tunisini hanno dormito all'aperto , al freddo, senza condizioni igieniche adeguate, solo perche il ministro Maroni si è messo in testa che non vuole mettere in funzione il centro.

Intanto vorremmo sapere il perche di questa decisione e dopo vorremmo sapere perche se il ministro Maroni crede che ci siano tra queste persone terroristi islamici, come mai li lascia in luoghi non idonei neanche alla sicurezza, il molo o la stazione marittima non sono certo luoghi adatti per controllare i pericolosi terroristi, e non ci sono neanche i mezzi per fare dei primi accertamenti rispetto all'identità di queste persone.

L'impressione è che si voglia creare un “EMERGENZA”, che non si voglia affrontare questa situazione con calma, anzi più si gestisce male più l'emergenza salta fuori.

Si stava costruendo un percorso a Lampedusa, un percorso sempre ostacolato da molti, era un percorso che stava producendo dei primi risultati, qualcuno parlava di “Modello Lampedusa” cosa che noi abbiamo criticato, crediamo che l'accoglienza si possa fare molto meglio, ma era un processo in atto, che doveva continuare con la formazione di chi faceva e fa questo lavoro delicatissimo, un percorso che a nostro modo di vedere doveva portare ad un contatto tra i migranti e i lampedusani, con scambi culturali, proiezioni di film o con una semplice partita di calcio.

Ma nel 2009 il ministro Maroni ha creato l'emergenza, e la risolta in seguito, con l'istituzione del reato di clandestinità, con l'istituzione dei CIE e i respingimenti attuati grazie all'accordo con il dittatore libico Gheddafi.Da li in poi si interrompe quel percorso.

Noi oggi chiediamo al ministro di Maroni di dimettersi dal suo incarico,

di far funzionare il centro di primo soccorso e accoglienza e di non distorcere quello che sta accadendo.

La popolazione di Lampedusa, nello stesso momento si ritrova a chiedere di avere riconosciuti alcuni diritti fondamentali, da quello alla sanità a quello allo studio, la marineria è in sciopero e chiede di poter competere alla pari con le altre marinerie, poiche paga il gasolio più caro d'Italia e non ha tutele rispetto a questioni come: la pesca di altre marinerie a poche miglia da Lampedusa , anche in periodi di fermo biologico .

Crediamo che molti dei problemi che ha Lampedusa siano il frutto di anni di mala gestione della cosa pubblica da parte dei politici locali, e dello scarso senso civico che noi tutti abbiamo avuto.

Ma è anche vero che Lampedusa è stata vista da sempre dai governi centrali come un luogo di detenzione o da militarizzare, lasciando irrisolti alcuni nodi fondamentali per l'isola come la continuità territoriale o tutti i costi aggiuntivi che i l'isolano paga, costretto ad andare a terraferma per molti servizi fondamentali, ad esempio le gravidanze e le nascite.

Se invece di creare emergenze si procedesse usando il buon senso, sia da parte di chi governa, sia da parte di chi sta raccontando quello che avviene, credo che tutti avremmo da starne meglio.

 

Associazione culturale Askavusa.

Commento da giacomo sferlazzo su 11 Aprile 2011 a 14:25

Lampedusani e immigrati ridotti all’esasperazione dal governo Italiano.

Associazione culturale ASKAVUSA di Lampedusa

 

In questi giorni a Lampedusa stiamo assistendo al più completo fallimento politico in materia di immigrazione di questo governo e alla manifestazione di uno stato di polizia che è vicino ad una dittatura militare. Quando cominciarono ad arrivare i primi ragazzi tunisini sulle coste della nostra isola, il governo invece di aprire il centro di primo soccorso e accoglienza pensò bene di fare alloggiare i migranti in strutture alberghiere, nel silenzio assoluto dell’amministrazione locale.

Quando addirittura in molti furono costretti a dormire in banchina al freddo, il ministro Maroni in tutta la sua “Cattiveria” non aprì il centro ed anche lì il silenzio delle istituzioni locali fu assordante. Quando migliaia di ragazzi tunisini furono costretti a vivere per le strade di Lampedusa, con tutta la solidarietà di noi isolani ma con nessun tipo di considerazione da parte del governo anche li l’amministrazione locale non fu chiara. Anzi sembrò che il problema fossero i Tunisini per strada e non l’inadeguatezza delle azioni del ministro Maroni.

Quando il centro fu finalmente aperto, era ormai tardi , erano troppi i migranti sull’isola, e dunque non fu sufficiente, i ponti aerei avvenivano a singhiozzi, fino a scomparire del tutto. Ci dicono a proposito che non c’è spazio in Italia, invece su un isola di 22 km quadrati lo spazio si trova. Dopo migliaia di ragazzi tunisini per le strade, una convivenza all’inizio tranquilla, ma chi vive senza aver garantito il minimo dell’umanità è ovvio che sta male, e chi non ha più la propria vita , non per colpa dei tunisini, ma per colpa di una situazione divenuta insostenibile, situazioni igieniche precarie, barche ovunque nel porto, a fianco allo stadio locale.

Intanto chiedevamo trasferimenti più veloci, per garantire a noi e ai migranti una situazione dignitosa, ma niente, la risposta del governo, è assenza dal territorio ed imposizione delle proprie scelte con la forza.

Intanto noi lampedusani cadiamo sempre più nel nervosismo, tra visite di Borghezio e Le Pen, amici della senatrice leghista  e vicesindaco dell’isola  Angela Maraventano, da noi contestati e difesi dalle nostre forza dell’ordine. Ma poi difesi da cosa da qualche striscione che inneggiava alla fratellanza ? Certo questo è un crimine per il governo, bisogna avere paura degli invasori. Tra queste visite, l’assenza del governo, l’assenza dell’amministrazione, apprendiamo che il piano del governo per l’immigrazione è fare una tendopoli a Lampedusa, questo scatena sentimenti profondi di rabbia di angoscia, di abbandono, e spingono molti di noi a occupare l’area marina protetta, e poi a fare un corteo che culminerà con l’azione di non fare attraccare la vedetta con a bordo i migranti nel porto , noi ci dissociamo da questa azione, perche crediamo che ancora il valore dell’umanità non può levarcelo nessuno, neanche un governo che vuole provocare questo, si perche la stagione turistica è compromessa, la nostra vita sull’isola è compromessa, ma la nostra umanità è la cosa più importante a cui possiamo aggrapparci ed è la cosa che non vogliamo compromettere, ma queste azioni sono dirette conseguenze di un disegno di questo governo che mira  a questo a mettere i lampedusani contro i migranti, creare tensioni tra noi lampedusani, schiacciarci con la loro arroganza, quando si sa che trasferire quattromila persone per lo stato italiano dovrebbe essere semplicissimo, e se ci sono queste difficoltà si dimettessero subito perche non si può lasciare sulle spalle di   seimila persone  un peso cosi grave.

Oggi poi siamo al culmine, ci siamo opposti al montaggio di una tendopoli sull’isola, facendo il blocco della nave, per molte ore,   il sindaco   viene a calmare gli animi e a mediare con il governo, mentre i poliziotti in antisommossa sbarrano l’entrata del porto, come se i criminali fossimo noi e non questo governo, che sta commettendo crimini enormi sull’umanità, questo governo che ricatta seimila persone già allo stremo delle forze, non imbarcando il pescato dei pescatori, perche i vigliacchi si comportano cosi, ricattano, mandano avanti le forze dell’ordine, che poi di quale ordine, in Italia non c’è più nessun tipo di ordine, abbiamo criminali al governo,incapaci e pericolosi, la Lega si fa la sua campagna elettorale sulla pelle dei lampedusani e dei migranti, VERGOGNA. Ora l’ultima è che ci faranno porto franco, basta che noi facciamo scendere le tende, questo ci dice il sindaco, il dramma è che qualcuno ancora ci crede.

In questo clima esasperato, dove l’unica presenza viva e che avuto un comportamento umano nei confronti della nostra comunità è il vescovo di Agrigento, dove le istituzioni si deteriorano sempre di più,dove i migranti sono tenuti come bestie,i lampedusani  trattati come cittadini di seri c, dove la richiesta di collaborazione per l’accoglienza a tutta l’Italia e l’Europa cade inascoltata noi facciamo un appello a tutti coloro che non tollerano questo atteggiamento del governo nei confronti di Lampedusa e dei migranti, che liberati da una dittatura ne trovano nel paese di arrivo un'altra.

CHIEDIAMO

Di organizzare manifestazioni davanti al Parlamento Italiano ,al Quirinale,alla regione Sicilia, alla Provincia di Agrigento, e ovunque si possa far ascoltare il grido di due popoli che vivono  lo stesso dramma che è

IL GOVERNO ITALIANO.

Chiediamo inoltre le dimissioni del vicesindaco Angela Maraventano e del sindaco Bernardino De Rubeis, perche riteniamo anch’essi colpevoli di questa situazione.

 

 

Associazione culturale ASKAVUSA di Lampedusa.

Commento da giacomo sferlazzo su 11 Aprile 2011 a 14:22

http://www.giovanilampedusa.it/notizie/370-nellisola-dove-le-person...

 

un link di un articolo apparso oggi sul giornale di Sicilia

Commento da giacomo sferlazzo su 11 Aprile 2011 a 14:21

Ciao a tutti scusate la mi assenza ma è stato un periodo veramente difficile e pieno di cose.

Vi invio alcuni scritti, anche se in ritardo .Grazie , spero il nostro lavoro sul museo possa riprendere.

 



 

 

La prima volta che andai al cimitero delle barche, stavo cercando, come spesso mi capitava fare , qualcosa che mi stupisse , nella spazzatura. Ho sempre avuto una curiosità nei confronti degli oggetti, ricordo i saloni dei miei nonni pieni di cose nelle credenze, tutti avevano una storia, si trascinavano dietro un ricordo, molti non erano belli, ma esercitavano su di me un fascino particolare, ed erano li da sempre, ogni tanto se ne aggiungeva qualcuno, altri addirittura erano stati del padre o di qualche zio dei miei nonni, tutti erano esposti con molta cura e a me sembravano tutte cose di molto valore. Anche a casa mia molti oggetti avevano una storia e venivano trattati con una certa cura, ricordo bene due piccoli cani d'argento che mia madre mi raccontò averli da quando avevano aperto il primo negozio di oro e argenti a Lampedusa, ma la cosa durò poco, in famiglia non abbiamo il senso degli affari, ma ogni volta che vedevo quei piccoli cani tornavo indietro in un tempo che io non avevo mai vissuto, e vedevo mia madre e mio padre indaffarati a sistemare anelli e collanine , vestiti come avevo visto in foto , giovani, e con una malinconia che negli occhi di mia madre diventava una canzone scheletrica fatta di pochi accordi e una melodia cantata da una voce rauca e di una bellezza sovraumana. Poi più io crescevo e più molti oggetti venivano cambiati di posto o conservati in qualche scatolone di cartone , alcuni come i cani d'argento acquistavano per me sempre più valore, altri venivano buttati. Con maggiore velocità vedevo oggetti comparire in casa per scomparire molto velocemente, non so se ero cresciuto io e il tempo e lo spazio erano mutati per sempre ,se davvero era scomparsa quella magia attorno le cose o come dopo poco avrei letto :gli oggetti cominciavano ad essere progettati per diventare prima possibile rifiuti, merce da sostituire con maggior velocità possibile. Ricordo mio zio Fortunato, che mi portava spesso alla discarica dove lui andava a raccogliere cose, sistemarle, modificarle e poi Pasquale un grande amico

che dalla spazzatura anche lui tira fuori di tutto e addirittura si è costruito una casa con ciò che gli altri buttano, che per me è un opera d'arte e un segno di una civiltà che deve venire.

Ricordo quando ancora l'immigrazione non aveva cambiato il volto di Lampedusa , che mi aggiravo nella discarica dell'isola cercando come un tesoro, tutte quelle forme, quei materiali, quelle storie che si intrecciavano con la mia fantasia e mi riportavano alla mia infanzia, a quella caccia all'invisibile che mi portavo dietro da sempre, spesso trovavo cose o semplicemente giocavo dentro qualche macchina sfasciata guidando in strade desertiche o addirittura volando tra lavatrici e mattonelle colorate.

Ma quando per la prima volta trovai tra cumuli di legni tritati un pacchetto con lettere e foto e testi sacri , nessuna sensazione che avevo provato nei miei viaggi tra le cose buttate , fu paragonabile. Era come avere trovato quello che per molto avevo cercato, avevo trovato la testimonianza di una umanità avvolta nel mistero della vita e forse il mistero stesso. Fu come essere partecipe della storia dell'umanità tutta, fu come avere scoperto le piramidi d'Egitto , come incamminarsi per una strada che alla fine ha una promessa di luce e liberazione ma che mentre la percorri è intrisa di dolore e ingiustizia. Allora cominciai a tornare al cimitero delle barche con molta frequenza, e poi con tutti i miei amici di Askavusa l'associazione di cui faccio parte, sempre trovavo qualcosa che avesse valore , dai corani alle bibbie , alle foto , documenti, utensili da cucina, pacchi di cous cous, bustine di the, scarpe , vestiti e sopratutto lettere. Per me fu naturale usare i legni di barche, i testi sacri e altri oggetti per realizzare delle opere, volevo restituire al mondo la voce soffocata degli ultimi, ma volevo restituirla con forza, cercando la bellezza, cercando la forma , cercando di consegnare ai figli di chi da Lampedusa è passato un segno di rispetto, di vicinanza, di amore per l'umanità, un segno di memoria che si rischia di perdere ogni giorno, tant'è che l'anno scorso qualcuno diede fuoco al cimitero delle barche, ancora oggi aspettiamo di sapere chi è stato. Decidemmo con altre associazioni, tra cui Legambiente e LIMEN di costituire un museo sulle migrazioni di Lampedusa, che potesse parlare anche delle migrazioni degli animali che da questa isola passano proprio come gli uomini, ma con più semplicità, con la libertà che la natura ci ha dato e che noi non sappiamo gestire e favorire.

L'arte è anche un processo di critica e rielaborazione del mondo, rielaborare la materia , significa avere a che fare con energie , proprio come gli oggetti nei vecchi saloni dei nonni, questi legni , queste foto, questi oggetti portano con se storie incredibili, energie attive che si sprigionano. Spesso mi sono sentito un chimico delle energie, più che un artista, perche trattare queste cose, che erano spazzatura, che erano pronte per essere distrutte per sempre, ma che in realtà hanno un valore inestimabile e che quando le tocchi scatenano cose nel profondo di chi ha un minimo di sensibilità , e come camminare su un filo ed è facile cadere quando si cammina su un cordone ombelicale che dalla nostra pancia ci riporta alla sacralità delle cose, della vita e della spazzatura, ma è un rischio che l'artista deve correre.

 Spesso è in ciò che si percorre la meta  per cui ci affanniamo ad arrivare.

Commento da Longo Issiya su 7 Aprile 2011 a 16:03

ciao a tutti,

vorrei segnalarvi un link, la pagina a me dedicata nel sito del giornale Numerozero di Crema. Quasi due settimane fa ho pubblicato un articolo dal titolo "La drammatica e improvvisa invasione di profughi di guerra". Essendo l'argomento in qualche modo collegato al tema principale di questo gruppo, ho pensato di segnalarvelo.

http://www.numerozero.info/v2/index.php?option=com_content&view...

Buona lettura

Issiya Longo

Commento da lucia su 27 Marzo 2011 a 21:44

2703_TERRA_web.pdf

Ciao, vi giro il pdf di Terra in edicola oggi con un reportage da Lampedusa che  racconta come stanno lavorando gli attivisti di Welcome.

Commento da Andrea Celli su 22 Marzo 2011 a 23:28
Giacomo, dacci quando puoi qualche notizia da Lampedusa. C'è qualcosa che si può fare, anche solo come network? I media come sempre prediligono i toni apocalittici
Commento da giacomo sferlazzo su 1 Marzo 2011 a 10:54
Io vado a Lampedusa.


In questi giorni ci siamo chiesti cosa fare, per fare emergere la parte
migliore di Lampedusa, quella che non ha paura, quella che divide quello che
ha
con l'umanità, provenga essa dalla Tunisia, dall'Etiopia o dalla Germania,
quella Lampedusa che vuole risolvere i propri problemi con l'impegno e
l'onestà, senza mischiare tutto facendo un enorme confusione, la Lampedusa
del
24/01/2009 che protestava insieme ai migranti per i i diritti di tutti gli
uomini, che in questi giorni tra mille difficoltà si sforzava di capire il
francese e le esigenze di giovani tunisini che spesso si confondevano con i
giovani lampedusani.
Cosa fare, per tutti coloro che sono passati da questa terra epica e per
tutti
coloro che passeranno, cosa fare contro la paura e l'ignoranza che percorre
tutta l'Italia arroccata sul pochissimo benessere rimasto, rintronata dai TG
che cercano e divulgano il peggio.
Cosa fare contro tutti coloro che gridano ai danni d'immagine causati
dall'immigrazione, addirittura ora si vuole giustificare i fallimenti sulla
politica della pesca addossando le colpe alle migrazioni che stanno
interessando Lampedusa e tutta l'Europa.
Crediamo che ci sia un modo concreto che possa far scuotere molte coscienze
e
dare una risposta a tutti i razzisti che ci sono in Italia: VENIRE IN VACANZA
A
LAMPEDUSA.
Si proprio cosi, pensate che notizia incredibile se domani migliaia di
persone
prenotassero le loro vacanze a Lampedusa, uno schiaffo alla paura, al
razzismo,
una scelta etica e politica che sarebbe una protesta e una proposta allo
stesso
tempo. Un modo per dire a chi si occupa di turismo a Lampedusa che c'è una
via
etica per fare il turismo, fatta di accoglienza a prescindere se uno abbia
il
portafoglio gonfio o meno e sono sicuro che chi venisse in questo clima si
innamorerebbe ancora di più di Lampedusa e dei lampedusani, del mare
incredibile e dell'incredibile energia che questa terra emana dai suoi pori.
Potrebbe essere l'inizio di un nuovo sviluppo dell'isola, che dovrebbe dare
una
sterzata sui temi dell'ambiente e dei diritti umani e di un turismo attento
non
solo alle meraviglie di Lampedusa, (E anche Linosa) ma alla sua storia e al
suo
ruolo strategico nel mediterraneo, alla sua incredibile vivacità culturale e
anche ai suoi problemi che sono il riflesso di una serie di problemi che ha
tutta l'Italia.
Sarebbe un gesto incredibile e una risposta a molti ottusi, se poi prenotate
dal 19 al 25 luglio per venire a vedere il Lampedusainfestival , festival di
cinema sull'immigrazione sarebbe ancora più forte .
Noi siamo lampedusani, non per caso ma per scelta, diventatelo anche voi,
venite in viaggio a Lampedusa.


Associazione culturale Askavusa.
 

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