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Tutti i diritti riservati - Gatto Calimero Nero

"Tutti i diritti riservati - Gatto "Calimero" Nero"

"...den Haß wie den Opferwillen" (W. Benjamin, 1940)


Ovvero: Sulla natura sistemica del fatto di cronaca; ovvero: Il n'y a pas des événements

Alcune brevi riflessioni sulle vicende napoletane di questi giorni che intercettano una discussione in corso nel nostro network di intercultura. Si tratta di un discorso frammentario che avrebbe bisogno di essere articolato in modo più organico.
La questione del razzismo getta una luce politicamente fuorviante, con il rischio di sotterrare ancora più in profondità la possibilità di comprendere i fenomeni e, forse, modificarli. E' imbarazzante come anche l'informazione cosiddetta progressista si procuri di insistere sulla domanda se gli italiani sono razzisti. A destra perlopiù si dice di no, a sinistra talvolta si dice di sì. Senza mai sottolineare il carattere totalmente decettivo della domanda che nella sua stessa posizione afferma esattamente quello che sembra chiedere. L'italiano è razzista con l'italiano? L'italiano vero, appunto, come ci ricorda Idris.

Certo, se osserviamo la storia del XX secolo, difficilmente possiamo negare il carattere razzista non solo di singoli fatti ma di una cultura generalizzata che passando per la guerra di Libia e la campagna di Etiopia e Somalia (e pensate al cambio di nome all'aereoporto Pio La Torre in quello del generale fascista Vincenzo Magliocco), non può tralasciare il rapporto nord-sud e il dar di terrone. Se non si rispolvera il mito diabolico degli '"italiani brava gente", si dice che non si tratta(va) di razzismo ma di pregiudizio culturale. Esattamente qui la determinazione politica di ciò che sta succedendo e che, probabilmente, è successo in precedenza. Sembra sempre necessario determinare un parametro di inclusione che dia uno statuto giurico all'appartenenza. Non vogliamo far caso al fatto che, in modo o nell'altro, è il concetto di popolo a ritornare sempre più massicciamente. E con ciò si raggiunge quella soglia d'indistinzione che sì, a livello delle piccole comunità (come può essere l'Italia intera), è sicuramente rischiosa. La soglia è una soglia mitica, non storica né sociale. Che cos'è il popolo? E' la comunanza di territorio? è l'essere sottoposti a una medesima costituzione e sistema del diritto? è l'essere autoctnoni? è l'identità culturale? quella biologica? Perfino nel manifesto degli scienziati contro il razzismo si oppone al concetto di razza, definita un'astrazione, quello di popolo, certo entita plurale ma appunto giuridica. La tradizione marxista ha sempre parlato di inesistenza materiale del popolo, ovviamente preferendo le categorie di classe e di società. In parte l'impossibilità di nominare i sistemi di produzione all'interno delle logiche del discorso o anche della contrattazione, rende impossibile utilizzare in modo profiquo tanto la categoria del sociale che quelle di classe, quando probabilmente proprio di divisione di classe si deve parlare. Ma non di classe sociale. Dal punto di vista della teoria politica, sic licet e soprattutto se ci sarà tempo sufficiente, è necessario trovare formulazioni corrette. Difatti lo sfruttamento si esercita in una dimensione in cui la stessa categoria del sociale non quaglia (pur con molti limiti, a me sembra interessante in questo senso il lavoro del sociologo Touraine). Così come ipotesi, si dovrebbe mettere in circuito la struttura dei rapporti di produzione con il paradigma immunitario à la Agamben in cui la posta in gioco è l'esistenza stessa. Ma manca il dispositivo di sacralizzazione del nemico su cui si fonda tutto il razzismo (così per dire che tutto il razzismo è un dispositivo culturalista).

Si pensa poi che extracomunitari, comunitari o italiani si mettano a manifestare per una questione di diritti? Al corteo di ieri a Napoli si sentiva dire "vogliamo essere rispettati", oppure, "fateci vivere" (e quel fateci vivere è esattamente, che lo vogliate o no, noi vivremo)? E' per questo motivo che forse vi è un meccanismo fondamentale in gioco nella strage dell'altro giorno. E' hobbesianamente il punto di non ritorno della sovranità, perché posso cedere tutto tranne la mia vita. E in modo terribile la sovranità mafiosa rischia di far collassare la forma con cui si regge. C'è un corpo comunitario (un popolo? il popolo terrone?) che accetta una condizione di sfruttamento, alienazione, in vista del preservarsi della vita? Ma c'è il corpo, negro, extra-comunitario, comunitario, italiano, che non si sacrifica. Non so se sia già tempo di dirlo, ma la mafia o si sforza di integrare o proprio non riconoscendolo, ammazzandolo come si uccide uno sciame di mosche con il ddt, non si accorge di avere un nemico più pericoloso dello stato. E lo stesso si deve dire per quanto riguarda il cadavere straziato di Abdoul W. Guiebre.

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